Evento organizzato dal Teatro Laboratorio Isola di Confine per il progetto “Il Villaggio del Teatro”

giovedì 30 giugno 

Ospiti: Eugenio Barba, Julia Varley, Jacopo Quadri. Presenta Valerio Apice
Un film di Davide Barletti, Jacopo Quadri. Con Eugenio Barba Documentario, Ratings: Kids+13, durata 77 min. – Italia 2015.

Un film dedicato al rivoluzionario innovatore della scena teatrale internazionale e all’Odin Teatret, comunità cosmopolita attiva in Danimarca da 50 anni.

IL PAESE DOVE GLI ALBERIA Holstebro, cittadina della Danimarca dove ha sede, l’Odin Teatret si prepara a festeggiare i 50 anni di attività. Per l’occasione il suo fondatore ed anima Eugenio Barba ha fatto arrivare da Kenia, Brasile, India, Bali ed Europa diverse compagnie teatrali formate in maggior parte da giovani.

Non è facile trasferire sullo schermo e trasmettere al pubblico di una sala cinematografica il senso profondo, lo spirito che anima chi fa teatro. L’operazione si rivela ancora più complessa se si tratta di cogliere l’essenza di una realtà come l’Odin Teatret che ha fatto della ricerca (quella vera non quella spacciata come tale da un numero sempre troppo elevato di teatranti) la propria ragione di vita e della passione nei confronti di quei due misteri che sono l’Amore e la Morte una modalità di comunicazione.

Barletti e Quadri ci sono riusciti senza retorica, comunicando il senso della festa e non quello della celebrazione. È esattamente questo il significato che vediamo crescere nel corso del film mentre Eugenio Barba, dotato di una vitalità che si alimenta con l’amore per ciò che realizza, costruisce quello che definire spettacolo sarebbe riduttivo. Perché non si tratta qui di assemblare numeri di diversa provenienza ma di far interagire culture espressive e teatrali estremamente distanti ma di fatto unite dal bisogno di comunicare. C’è una scena che dà il senso della cura, dell’attenzione e della sensibilità di Barba e di chi collabora con lui. È quella della organizzazione della disposizione ai tavoli per i pasti: l’obiettivo è quello di ‘far stare bene’ le persone, di consentire loro di interagire senza che nessuno rimanga o si senta escluso.

È quello che accade nel lavoro delle varie compagnie che vengono portate nelle scuole della cittadina perché incontrino i giovani danesi e le loro forme di espressione artistica. Così ragazzi kenioti abili danzatori si accostano per la prima volta alla danza classica e ragazzini di Bali insegnano a suonare i loro strumenti a percussione a bambini di una classe. Il tutto finisce con il convergere in una perfomance all’aperto in cui l’apparente caos della prova generale si trasforma in una perfetta fusione di anime e di corpi che si sono conosciuti e compresi. Sarà allora possibile che gli atletici ragazzi kenioti indossino il tutù e le danzatrici classiche vestano le loro gonne di paglia in uno scambio che è la sintesi del percorso di questo modo non di fare ma di essere teatro.