MERCOLEDI 14/3

alle 18:30 e 21:30 – SOLO versione originale con sottotitoli in italiano

Regia di Joe Wright. Un film con Gary Oldman, Kristin Scott Thomas, Lily James, Stephen Dillane, Ronald Pickup.  Titolo originale: Darkest Hour. Genere Drammatico – Gran Bretagna, 2017, durata 114 minuti.

Churchill disse no all’egemonia di Hitler. Quella decisione fu molto importante per la storia dell’Europa. Il film racconta quel momento cruciale. Il film ha ottenuto 6 candidature e vinto 2 Premi Oscar, ha vinto un premio ai Golden Globes, 9 candidature e vinto 2 BAFTA.

UN’INVENTIVA ROMANTICA E UN’EFFICACE QUALITÀ DELLE PERFOMANCE PER UN THRILLER POLITICO SECCAMENTE SEDUTTIVO.

loraGran Bretagna, 1940. È una stagione cupa quella che si annuncia sull’Europa, piegata dall’avanzata nazista e dalle mire espansionistiche e folli di Adolf Hitler. Il Belgio è caduto, la Francia è stremata e l’esercito inglese è intrappolato sulla spiaggia di Dunkirk. Dopo l’invasione della Norvegia e l’evidente spregio della Germania per i patti sottoscritti con le nazioni europee, la camera chiede le dimissioni a gran voce di Neville Chamberlain, Primo Ministro incapace di gestire l’emergenza e di guidare un governo di larghe intese. A succedergli è Winston Churchill, con buona pace di re Giorgio VI e del Partito Conservatore che lo designa per soddisfare i Laburisti.

Sprezzante degli stolti vicini e deciso a resistere al nemico lontano, Churchill prende il comando del Paese e lo guida a suon di parole fuori dall’ora più buia e verso la vittoria a venire.

Avevamo bisogno di un altro film su Winston Churchill? Probabilmente no ma davanti alla performance di Gary Oldman L’ora più buia è la benvenuta. L’Homburg di feltro, il grosso sigaro, il panciotto, la voce grassa, il corpo goffo, il whisky (sempre) alla mano, il mumbling permanente, lo rendono una sfida irresistibile per qualsiasi attore. Se sei un artista di eminenza e hai raggiunto l’età e la rotondità necessarie allora non puoi sottrarti dall’interpretarlo. Incarnare Winston Churchill per un attore è un rito di passaggio, un privilegio non privo di responsabilità. Richard Burton, Albert Finney, Michael Gambon, Timothy Spall, Viktor Stanitsyn (ben quattro volte), John Lithgow, Brian Cox, per citare soltanto gli esempi più celebri, si sono alzati uno dopo l’altro nella Camera dei Comuni a pronunciare uno dei suoi celebri discorsi, a dettare altrettante celebri lettere, a masticare il tabacco, a ringhiare il proprio disappunto al nemico ai microfoni di Radio Londra.