da giovedì 17 a lunedì 21/5 (tranne venerdì 18)

giov. 17, 18:30 e 21:30
sab.19 e dom.20, 16:30
lun.21 18:30 e 21:30

Regia di Paolo Sorrentino. Un film con Toni Servillo, Elena Sofia Ricci, Riccardo Scamarcio, Kasia Smutniak, Euridice Axen. Genere Biografico – Italia, 2018, durata 100 minuti.

La conclusione del rapporto tra Silvio e Veronica, sempre più distanti e sempre più soli, nello splendore allucinato di Villa Certosa.

L’USO DELLA LUCE È ANCORA IL LINGUAGGIO NARRATIVO PIÙ EFFICACE.

 

loro2È il momento dei confronti: fra Silvio ed Ennio, imprenditore del nordest testimone della prima ascesa di Berlusconi, tra Silvio e Sergio Morra, fra Silvio e Cupa Caiafa, fra Silvio e Veronica. Al centro c’è sempre Lui, proiezione delle speranze di riscatto di quelli (e quelle) che lo circondano, incarnazione materiale (e impudentemente materialista) dei sogni di (quasi) tutti. Loro2 si conferma superficie eternamente riflettente, come il font cromato in cui è inciso il titolo sulle locandine. E la sua estetica inane veicola visivamente un vuoto così pieno di sé da apparire come un intero perfetto, pura materia deprivata di ogni parvenza di spirito.

Nell’Olimpo di Villa Certosa siedono Giove e Giunone, i primi a rendersi conto di essere solo divinità pagane, rifrazioni dei desideri dei sicofanti e delle veneri minori che portano costantemente doni al loro altare.

Silvio costruirà un tempio per Veronica perché lei possa continuare la sua ricerca di quegli dèi nullatenenti cui lei chiede una personale redenzione, mentre Lui si aggira domandando “Sei tu Dio?”, e ipotizza che Dio sia “colui che sa le cose”: il che, per un uomo che “conosce il copione della vita” ma non la sua reale sostanza, corrisponde a quel Dio femmina, bella e giovane, attraverso il quale il regista di Youth cercava di sottrarsi all’avanzare della propria vecchiaia.

Lui è l’uomo di Teflon su cui anche le offese rimbalzano perché non ha alcun contatto con la sua interiorità, e nel suo essere pura esteriorità consente agli altri l’infinita possibilità di specchiarsi. Il suo autore preferito non è tanto il Buzzati del Deserto dei Tartari, che ha percezione dell’inutilità dell’attesa, ma quello dei cinquanta racconti dove un solo Colombre non perde la speranza di incontrare l’unico che lo vede davvero. Saranno due (male)femmine a rivelare Lui a se stesso, e non sarà uno spettacolo piacevole. Pietoso, è l’aggettivo che entrambe trovano per lui: ma in quell’aggettivo è contenuta anche la parola pietas con la quale entrambe si accomiatano.